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Lisbona e Porto: dove e cosa mangiare

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Inizio il nuovo anno raccontandovi del mio ultimo viaggio dell’anno appena passato, sperando che sia di buon auspicio per me e per voi per un 2015 pieno di belle scoperte, proprio come è stato per me il Portogallo.

Siamo arrivati a Lisbona e poi in treno siamo risaliti fino a Porto, passando per Sintra, Cabo da Roca e Cascais. Avevo letto parecchio prima della partenza ma non ero preparata a quell’atmosfera rilassata che mi ha accolto fin dall’arrivo. Quasi tutti mi avevano detto che avrei amato Porto più di Lisbona, eppure Lisbona l’ho adorata. Abbiamo camminato per chilometri senza una meta precisa, perdendoci nei vicoli del Barrio Alto, scoprendo miradores e piazzette nascoste dove meno te lo aspetti.

A Lisbona ho avuto il primo assaggio della cucina locale, tra bacalhau in tutte le forme, panini, dolci tipici e cicchetti di Ginjinha.

bacalhau

Nessuno dovrebbe andare a Lisbona senza fare un salto a Belém per assaggiare le famose pastéis. Qui poi c’è da vedere anche il Monastero dos Jerónimo e la Torre di Belém, quindi farci tappe è davvero d’obbligo.

pastei de belem

Le pastéis di Belém sono delle tortine di pasta sfoglia ripiene di crema che si mangiano calde, spolverate a piacere con zucchero a velo e cannella in polvere. La ricetta è nata proprio tra le mura del monastero e da allora è custodita dalla Antica Confeitaria de Belém. Solo qui le troverete come “pastéis de Belém”, perché il marchio è registrato. Nel resto del Portogallo si trovano con il nome più generico “pastéis de nata”.
La pasticceria è sulla strada principale, poco prima del monastero. Non vi potete sbagliare perché a qualunque ora del giorno voi ci andiate troverete una lunga fila fuori dalla porta. Non fatevi intimorire, scorre abbastanza in fretta! Ci sono due file diverse, una per il take away e una per prendere un tavolo, ma se è una bella giornata vi consiglio di prendere le pastéis ed andarle a mangiare nel parco di fronte.

Sono divine. Divine. Ogni commento sarebbe riduttivo, se siete a Lisbona dovete assolutamente assaggiarle.

(Se siete curiosi di sapere come vengono preparate date un occhiata a questo video)

ginjinha

Altra tappa che suggerisco a Lisbona è da A Ginjinha per assaggiare l’omonimo liquore. La Ginjia in realtà è originaria di Obìdos ma conosciuta un po’ dappertutto. È un liquore dolce a base di amarene servito a volte in coppette di cioccolato fondente.

A Ginjinha si trova tra Rossio e Praca da Figueira e anche qua c’è spesso la fila fuori dalla porta, anche perché il locale è microscopico e infatti il liquore una volta servito si consuma fuori, nella piazzetta antistante… è uno “street drink” insomma.
A pochi passi da questo locale, che è stato reso famoso da una puntata di No Reservations di Bourdain, ce n’è anche un altro chiamato “Ginginha sem rival”…io non l’ho provato ma so che anche questo ha i suoi estimatori.

bifana
A proposito di “street”, da provare sono pure i panini che sono un po’ l’emblema dello street food portoghese: il prego e la bifana.
Il prego è un panino farcito con carne di manzo e condito con aglio e mostarda, mentre la bifana è fatta con carne di maiale marinata in una salsa con massa de pimentão, ossia una pasta a base di peperoni rossi, aglio, piri-piri, vino e alloro. Viene poi messa in mezzo ad un panino leggermente tostato e condita con mostarda.

Il panino più buono in assoluto l’ho mangiato però a Porto,  grazie ad André di Taste Porto Food Tour. Precisamente al ristorante Flor dos Congregados, che si trova nello stretto omonimo vicolo tra la stazione di Sao Bento e la avenida dos Aliados.

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Il panino dos congregados è superlativo. La carne di maiale – macerata per un giorno intero – cuoce per ore ed ore assieme a cipolle ed altri aromi fino a diventare così tenera da sciogliersi in bocca; il panino fresco e croccante è poi tagliato in due strati, nel primo si mette la carne e nel secondo del prosciutto portoghese. Se vi trovate a Porto questa potrebbe essere un’ottima sosta per un pranzo veloce e di sicuro gradimento.

E poi due parole sul ristorante, che anche solo per l’atmosfera merita una visita. Mura in pietra e travi a vista, luci soffuse e dettagli di arredamento rustici ma al contempo particolari gli danno un’aria intima e accogliente. E’ disposto su due piani ed i coperti sono pochi, quindi sempre meglio prenotare. La sala al secondo piano è la più bella quindi se potete vi consiglio un tavolo lì. Il servizio è cordialissimo e il cibo delizioso. Pare sia uno degli indirizzi migliori della città in cui provare la trippa, il piatto tradizionale di Porto che ha dato l’appellativo di tripeiros ai suoi abitanti.


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Se le pastéis de Belém sono al primo posto tra le cose più buone che ho mangiato in questa viaggio, il secondo posto se lo contendono a pari merito il panino dos congregados e le pastéis de Chaves, altra prelibatezza – originaria dell’omonima città di Chaves – che ho scoperto sempre grazie ad André. Si tratta di tortine a forma di mezzaluna fatte con pasta sfoglia e farcite con carne di vitello. Oltre alla versione  tradizionale, che ha avuto il marchio IGP, ci sono poi altre varianti sia salate (con pollo, verdure, baccalà ) che dolci (con cioccolato e crema). Le mie preferite sono la classica con vitello e quella con il cioccolato (che non è nutella!!). Ce le hanno in parecchie caffetterie ma le pastéis de Chaves più buone di Porto le trovate solo da A loja dos pastéis de Chaves . Anche qua, la visita è d’obbligo e una volta che le provate vorrete tornarci sempre!

Durante il mio food tour con Andrè  ho scoperto anche una cosa che ignoravo totalmente: uno dei dolci più diffusi ed apprezzati di Porto sono gli éclairs! Io li ho sempre e solo associati alla Francia, eppure anche  a Porto li considerano un po’ i loro dolce tipico. La differenza principale dagli éclairs francesi sta nel ripieno, che a Porto è solo con panna montata. Io li preferisco con la crema pasticcera, ma se la combinazione con la panna montata vi piace vi consiglio di fare un salto alla Leitaria da Qta do Paco.

Tra le tantissime cose che ho assaggiato ce n’è stata una che invece non mi ha proprio entusiasmata: la famosissima francesinha. Chiamarla “panino” credo che sia riduttivo. E’ in realtà una bomba calorica super farcita e condita che a me onestamente dopo qualche boccone ha stomacato. Si tratta di due fette di pane abbrustolito farcite con carne di manzo, prosciutto cotto, salame piccante linguiça, salsiccia e formaggio. Il tutto viene ricoperto da altro formaggio, innaffiato da una salsa a base di birra e servito con patatine fritte. C’è anche la variante con l’aggiunta di uovo, giusto per non farsi mancare niente. Insomma, una cosa esagerata, per me decisamente troppo. Io l’ho assaggiata al Café Santiago, che è considerato uno dei migliori di Porto per la francesinha. Tralasciando il fatto che a me non sia piaciuta, questo credo che possa essere un buon indirizzo se volete provarla.

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A Porto non può mancare poi la degustazione del vino. Lungo il fiume Douro ci sono tantissime cantine, c’è l’imbarazzo della scelta. Noi siamo stati attirati dai canti di fado che provenivano da una cantina in un vicoletto un po’ nascosto e ci siamo fermati lì ad assaggiare del porto invecchiato 10, 20 e 40 anni. Se avessimo saputo che non erano proprio dosi da assaggio ma piuttosto bicchieri colmi avremmo abbassato il tiro, ma in compenso abbiamo avuto la scusa per prenderci il pomeriggio con calma. Il locale si chiama Quevedo e si trova in Rua de Santa Marinha 77, a Vila Nova de Gaia. E’ un po’ turistico, come d’altronde tutte le cantine della zona, ma ha di buono che si può stare seduti a sorseggiare il porto quanto si vuole.

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Nel prossimo post vi racconterò del mio posto speciale a Porto!

Link utili :

Taste of Porto Food Tour 
Eating in Lisbon – Purple foodie
Viaggio in portogallo – Ma che Davvero?

Una settimana da foodie a NY

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Potete immaginare cosa voglia dire per una foodie come me trovarsi catapultata oltreoceano, non in un posto qualunque ma a New York, la città dove tutto sembra possibile e tutto è a portata di mano?

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Chiaro fin da subito che io non sarei andata alla ricerca di scarpe, borse e quant’altro (nonostante ci fossero i saldi), ma le mie mire erano ben diverse. Nella mia lunga lista c’erano ingredienti vari che in Italia reperisco con difficoltà (uno su tutti l’essenza pura di vaniglia per buttare finalmente nel cestino quei surrogati di aromi che si trovano qua!!) e poi tutto quanto fosse affine alla mia passione per il cibo e per la food photography.

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Avevo cercato di documentarmi prima della partenza, chiedere consigli qua e la (a proposito, grazie Silvia!) ma poi una volta arrivata sono stata assorbita dagli eventi, la città mi ha inghiottita e per un attimo sono rimasta quasi inerte e frastornata. Tante cose da fare e molte di più da scoprire e assaporare. Ho dovuto pesare ogni minuto ed ogni spostamento per riuscire ad incastrare tutto, che poi alla fine neanche ci sono riuscita. Ma non me ne rammarico perché vorrà dire che avrò un altro buon motivo per tornarci prima o poi.

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Difficile riassumere giorni così intensi ma impensabile scrivere un post di 3 pagine condite di ogni dettaglio. Quindi, visto che l’obiettivo di questo post in fondo è quello di condividere con altri appassionati come me quegli indirizzi che e mio avviso meritano una visita, ho deciso di andare dritta al sodo e darvi la mia top 5 (non definitiva) di quei posti che, se vi trovate a NY, non dovete perdere.

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Fishs Eddy

Questo posto lo avevo trovato su internet, sul blog di una ragazza americana che ne aveva postato alcune foto. Io ci sono finita un giorno per caso senza neanche sapere in che modo ci fossi arrivata. Sono rimasta per un attimo pietrificata con occhi sbarrati davanti alla vetrina, poi nel giro di pochi secondi il mio cervello si è rimesso in moto ed ho iniziato a realizzare dove mi trovassi, ho iniziato ad emettere urletti di giubilo, ridacchiare in modo isterico e saltellare come i personaggi degli anime giapponesi. Un posto del genere proprio non lo avevo mai visto, ci ho passato delle ore.

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Chelsea Market

Credo che sia una tappa obbligata per chiunque si trovi a New York. Oltre a suggerirvi una sosta pranzo per le gustose aragoste da The Lobster Place,  ci sono due negozi in cui fare tappa se vi interessano cianfrusaglie per la cucina. Uno è il Bowery Kitchen Supply, un negozio pieno zeppo di accessori di ogni genere possibile immaginabile. Del secondo non ricordo il nome, ma lo troverete senza difficoltà. E’ un negozio molto grande disposto su due piani. Non è propriamente un negozio di accessori di cucina, ma ci sono diversi scaffali con utensili carinissimi ed anche alcuni ricettari.

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Whisk

Questo qui l’ho scoperto per caso. E’ quasi di fronte a Fishs Eddy sulla Broadway, affianco alla bakery Le pain quotidienne. Era proprio lì che stavo andando quando ci sono passata davanti e non ho potuto fare a meno di entrare. E’ più piccolo di Fishs Eddy ma, tra le altre cose, ha un bell’assortimento di accessori per la pasticceria, teglie, formine e accessori per la pasta di zucchero.  Ho trovato anche alcune cosine che rispetto a Fishes Eddy erano meno costose.

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Two Little Red Hens

Passando agli indirizzi mangerecci invece, vi suggerisco di fare una capatina in questa bakery nell’Upper East Side (indirizzo trovato sempre nel blog americano di sopra). Si tratta di una piccolissima pasticceria con si e no 3 tavoli. Non è una catena come Starbucks ma un localino striminzito e che ti colpisce per la sua autenticità. Pare che i loro red velvet cupcakes siano fenomenali, ma se andrete prima delle 12 am (come ho fatto io) non li troverete. Ho “ripiegato” quindi su un carrot cupcake, ma non ho potuto dire di no neanche ad una fetta di cherry crumb pie.

Sebbene io non ami la glassa al burro, il cupcake era molto equilibrato come sapori senza risultare affatto stucchevole. Stessa cosa non posso dire per alcuni cupcake mangiati da Magnolia Bakery, ma in fondo è questione di gusti.

La cherry crumb pie poi era divina, l’ho assaporata boccone dopo boccone con gran gusto.

Non ho saputo resistere dal portarmi via anche un tri-berry muffin, che ho gelosamente custodito per tutta la mattina per mangiarlo poi sull’aereo durante il viaggio di ritorno. Senza la minima ombra di dubbio il più buon muffin che io abbia mai mangiato…favoloso!

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Calexico

Qui ho fatto il mio ultimo pasto newyorkese. Era la mia ultima mattinata in città, avevo programmato la giornata in ogni dettaglio ma mi rimaneva il dubbio del pranzo. Non avevo ancora deciso dove andare ma volevo che fosse un posto per cui ne valesse la pena! Mentre attraversavo Madison Square Park ho visto che c’era un carretto parcheggiato al margine della piazza e una lunga fila di gente in attesa di ordinare il suo pranzo. Non ho avuto dubbi: quello era il mio posto e questo è stato il delizioso burrito che ho mangiato.

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