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Wrap di salmone fresco, foglie di barbabietole e salsa al cottage cheese e yogurt

salmon wrap

La cosa bella del viaggiare è che ci si può reinventare.

Questa frase me la ripeto quasi ogni mattina da quando mi sono trasferita a Dubai e ogni volta puntualmente mi suscita un misto di eccitazione e carica.  Ti trovi a dover riorganizzare le tue giornate, i tuoi orari, i tuoi weekend, il modo in cui mangi e persino il modo in cui vesti, ma è in quest’obbligo al cambiamento che io trovo il mio spicchio di libertà.

La libertà di reinventarmi appunto, di darmi nuove abitudini e nuovi ritmi, magari proprio quelli a cui ho sempre aspirato ma che nella solita routine quotidiana non ero mai stata abbastanza zelante da perseguire.  E’ un cambiamento che è il frutto della necessità di adattarsi ad una nuovo contesto e dell’opportunità di sfruttare questo nuovo contesto per migliorarsi. E’ la mia teoria del make the most of it, sempre e comunque.

Da quando sono qui ho cominciato ad andare a correre tutte le mattine ed ho ritrovato quella gioia ed entusiasmo nel cucinare che mi mancavano da un po’. L’incredibile varietà di ingredienti che adesso ho così facilmente a disposizione mi entusiasma, la possibilità di sperimentare il nuovo anche in cucina mi galvanizza come al solito e questa euforia mista di gioia credo che si rispecchi come mai prima d’ora in quello che mangio tutti i giorni (e che sto documentando qui).

Sto facendo di necessità virtù e visto che ora la mia routine mattutina è totalmente cambiata sto reiventando anche i miei pranzi. Sono ricette semplici per economia di tempo e leggere per affrontare meglio una lunga giornata di lavoro. Sono i miei light lunch, senza cotture troppo elaborate (e a volte senza cottura in assoluto), senza pesi e dosi da rispettare al milligrammo.

salmon wrap

Ingredienti
1 filetto di salmone piccolo
foglie di barbabietola rossa a piacere (n.d.r. Bull’s blood in inglese)
2 cucchiai di yogurt bianco (intero o light)
1 cucchiaio di cottage cheese (nient’altro che la nostra Jocca)
1 wrap ai cereali (ma potete scegliere quello che vi piace di più)
1 cucchiaio di olio
1 spicchio di aglio
pepe
sale

Preparazione
Scaldare 1 cucchiaio di olio in padella antiaderente e rosolare lo spicchio di aglio a fuoco alto. Salare e pepare il filetto di salmone, metterlo in padella dal lato della pelle, abbassare il fuoco e far rosolare per circa 5-7 minuti. Girare il filetto e far cuocere per altri 4-5 minuti.*
Togliere dal fuoco e tenere da parte.

In una ciotolina mischiare lo yogurt con il cottage cheese per fare una salsina cremosa. Condire con pepe e sale a piacere.

Spalmare la salsina su una metà del wrap, aggiungere le foglie di bietola lavate e per finire il salmone tiepido in filetti.

 

* A seconda dello spessore e del filetto e del grado di cottura che preferite potete far cuocere qualche minuto in più o in meno il filetto.

A Casa do Evaristo: il mio posto preferito a Porto

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Era una tarda mattinata del nostro ultimo giorno a Porto e gironzolando senza meta ci siamo ritrovati davanti alle vetrine di questo localino.

Mi è bastata un’occhiata per farmi innamorare: già da fuori si respirava un’atmosfera accogliente e calda, curata ed elegante nella sua semplicità. C’era quel tavolino tondo vicino alla finestra con le tendine a mezzo vetro proprio come l’ho sempre immaginato io e c’era un fotografo che su quel tavolino stava fotografando i piatti usciti dalla cucina con quella cura ed attenzione al dettaglio a me così familiari.

a casa do Evaristo

Come poteva non essere amore a prima vista?

Siamo ritornati qualche ora dopo per il pranzo e c’era la fila, così nell’attesa abbiamo fatto la conoscenza del padrone Pedro ed abbiamo scoperto che Evaristo è il nome di un personaggio cinematografico molto conosciuto in Portogallo e che il locale aveva aperto da appena una settimana.

E’ una casa tradicional portuguesa dove si può andare per colazione,  pranzo o per un caffè. Durante la settimana viene proposto un menù per pranzo che comprende un antipasto (in genere una zuppa), un piatto principale a scelta tra due opzioni, pane, caffè e bibita il tutto al costo di 6 euro. A questo si può aggiungere anche un dolcetto per chiudere il pasto in bellezza, anche la scelta sul dolce varia di volta in volta e ad un prezzo molto modico si può fare un pasto completo, abbondante e delizioso. Nel weekend invece ci sono dei menù speciali (ma quelli non sono riuscita a provarli).

Noi abbiamo cominciato con un buon caldo verde, che è una zuppa tipica mangiata spessissimo in Portogallo. E’ preparata con patate, cavolo, cipolla, brodo e qualche fetta di salsiccia portoghese piccante.

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Come portata principale abbiamo scelto l’ empadão d’a Casa do Evaristo,  un timballo di carne e patate che ci hanno servito un pentolino rosso adorabile. Il timballo era davvero squisito e abbondante, abbiamo fatto un po’ fatica a finirlo ma era troppo buono per lasciarlo.

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Infine il dolce, a cui non sappiamo mai dire di no:  un Leite Creme queimado na hora, ossia una  crème brûlée

Leite Creme queimado na hora

A Casa do Evaristo entra di diritto nella top list dei mie posti preferiti, sia per la qualità del cibo per che l’ambiente. Io l’ho definito una piccola isola felice, questa è la sensazione che da.

Se vi trovate a Porto non posso che consigliarvi di farci una capatina.

A Casa do Evaristo
Rua de Fernandes Tomas 535, Porto 4000-217 Porto, Portogallo
Aperto dal lunedì al sabato dalle 8.00 di mattina alle 20.00. La domenica dalle 8.00 alle 16.00.

a casa do evaristo

Lisbona e Porto: dove e cosa mangiare

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Inizio il nuovo anno raccontandovi del mio ultimo viaggio dell’anno appena passato, sperando che sia di buon auspicio per me e per voi per un 2015 pieno di belle scoperte, proprio come è stato per me il Portogallo.

Siamo arrivati a Lisbona e poi in treno siamo risaliti fino a Porto, passando per Sintra, Cabo da Roca e Cascais. Avevo letto parecchio prima della partenza ma non ero preparata a quell’atmosfera rilassata che mi ha accolto fin dall’arrivo. Quasi tutti mi avevano detto che avrei amato Porto più di Lisbona, eppure Lisbona l’ho adorata. Abbiamo camminato per chilometri senza una meta precisa, perdendoci nei vicoli del Barrio Alto, scoprendo miradores e piazzette nascoste dove meno te lo aspetti.

A Lisbona ho avuto il primo assaggio della cucina locale, tra bacalhau in tutte le forme, panini, dolci tipici e cicchetti di Ginjinha.

bacalhau

Nessuno dovrebbe andare a Lisbona senza fare un salto a Belém per assaggiare le famose pastéis. Qui poi c’è da vedere anche il Monastero dos Jerónimo e la Torre di Belém, quindi farci tappe è davvero d’obbligo.

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Le pastéis di Belém sono delle tortine di pasta sfoglia ripiene di crema che si mangiano calde, spolverate a piacere con zucchero a velo e cannella in polvere. La ricetta è nata proprio tra le mura del monastero e da allora è custodita dalla Antica Confeitaria de Belém. Solo qui le troverete come “pastéis de Belém”, perché il marchio è registrato. Nel resto del Portogallo si trovano con il nome più generico “pastéis de nata”.
La pasticceria è sulla strada principale, poco prima del monastero. Non vi potete sbagliare perché a qualunque ora del giorno voi ci andiate troverete una lunga fila fuori dalla porta. Non fatevi intimorire, scorre abbastanza in fretta! Ci sono due file diverse, una per il take away e una per prendere un tavolo, ma se è una bella giornata vi consiglio di prendere le pastéis ed andarle a mangiare nel parco di fronte.

Sono divine. Divine. Ogni commento sarebbe riduttivo, se siete a Lisbona dovete assolutamente assaggiarle.

(Se siete curiosi di sapere come vengono preparate date un occhiata a questo video)

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Altra tappa che suggerisco a Lisbona è da A Ginjinha per assaggiare l’omonimo liquore. La Ginjia in realtà è originaria di Obìdos ma conosciuta un po’ dappertutto. È un liquore dolce a base di amarene servito a volte in coppette di cioccolato fondente.

A Ginjinha si trova tra Rossio e Praca da Figueira e anche qua c’è spesso la fila fuori dalla porta, anche perché il locale è microscopico e infatti il liquore una volta servito si consuma fuori, nella piazzetta antistante… è uno “street drink” insomma.
A pochi passi da questo locale, che è stato reso famoso da una puntata di No Reservations di Bourdain, ce n’è anche un altro chiamato “Ginginha sem rival”…io non l’ho provato ma so che anche questo ha i suoi estimatori.

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A proposito di “street”, da provare sono pure i panini che sono un po’ l’emblema dello street food portoghese: il prego e la bifana.
Il prego è un panino farcito con carne di manzo e condito con aglio e mostarda, mentre la bifana è fatta con carne di maiale marinata in una salsa con massa de pimentão, ossia una pasta a base di peperoni rossi, aglio, piri-piri, vino e alloro. Viene poi messa in mezzo ad un panino leggermente tostato e condita con mostarda.

Il panino più buono in assoluto l’ho mangiato però a Porto,  grazie ad André di Taste Porto Food Tour. Precisamente al ristorante Flor dos Congregados, che si trova nello stretto omonimo vicolo tra la stazione di Sao Bento e la avenida dos Aliados.

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Il panino dos congregados è superlativo. La carne di maiale – macerata per un giorno intero – cuoce per ore ed ore assieme a cipolle ed altri aromi fino a diventare così tenera da sciogliersi in bocca; il panino fresco e croccante è poi tagliato in due strati, nel primo si mette la carne e nel secondo del prosciutto portoghese. Se vi trovate a Porto questa potrebbe essere un’ottima sosta per un pranzo veloce e di sicuro gradimento.

E poi due parole sul ristorante, che anche solo per l’atmosfera merita una visita. Mura in pietra e travi a vista, luci soffuse e dettagli di arredamento rustici ma al contempo particolari gli danno un’aria intima e accogliente. E’ disposto su due piani ed i coperti sono pochi, quindi sempre meglio prenotare. La sala al secondo piano è la più bella quindi se potete vi consiglio un tavolo lì. Il servizio è cordialissimo e il cibo delizioso. Pare sia uno degli indirizzi migliori della città in cui provare la trippa, il piatto tradizionale di Porto che ha dato l’appellativo di tripeiros ai suoi abitanti.


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Se le pastéis de Belém sono al primo posto tra le cose più buone che ho mangiato in questa viaggio, il secondo posto se lo contendono a pari merito il panino dos congregados e le pastéis de Chaves, altra prelibatezza – originaria dell’omonima città di Chaves – che ho scoperto sempre grazie ad André. Si tratta di tortine a forma di mezzaluna fatte con pasta sfoglia e farcite con carne di vitello. Oltre alla versione  tradizionale, che ha avuto il marchio IGP, ci sono poi altre varianti sia salate (con pollo, verdure, baccalà ) che dolci (con cioccolato e crema). Le mie preferite sono la classica con vitello e quella con il cioccolato (che non è nutella!!). Ce le hanno in parecchie caffetterie ma le pastéis de Chaves più buone di Porto le trovate solo da A loja dos pastéis de Chaves . Anche qua, la visita è d’obbligo e una volta che le provate vorrete tornarci sempre!

Durante il mio food tour con Andrè  ho scoperto anche una cosa che ignoravo totalmente: uno dei dolci più diffusi ed apprezzati di Porto sono gli éclairs! Io li ho sempre e solo associati alla Francia, eppure anche  a Porto li considerano un po’ i loro dolce tipico. La differenza principale dagli éclairs francesi sta nel ripieno, che a Porto è solo con panna montata. Io li preferisco con la crema pasticcera, ma se la combinazione con la panna montata vi piace vi consiglio di fare un salto alla Leitaria da Qta do Paco.

Tra le tantissime cose che ho assaggiato ce n’è stata una che invece non mi ha proprio entusiasmata: la famosissima francesinha. Chiamarla “panino” credo che sia riduttivo. E’ in realtà una bomba calorica super farcita e condita che a me onestamente dopo qualche boccone ha stomacato. Si tratta di due fette di pane abbrustolito farcite con carne di manzo, prosciutto cotto, salame piccante linguiça, salsiccia e formaggio. Il tutto viene ricoperto da altro formaggio, innaffiato da una salsa a base di birra e servito con patatine fritte. C’è anche la variante con l’aggiunta di uovo, giusto per non farsi mancare niente. Insomma, una cosa esagerata, per me decisamente troppo. Io l’ho assaggiata al Café Santiago, che è considerato uno dei migliori di Porto per la francesinha. Tralasciando il fatto che a me non sia piaciuta, questo credo che possa essere un buon indirizzo se volete provarla.

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A Porto non può mancare poi la degustazione del vino. Lungo il fiume Douro ci sono tantissime cantine, c’è l’imbarazzo della scelta. Noi siamo stati attirati dai canti di fado che provenivano da una cantina in un vicoletto un po’ nascosto e ci siamo fermati lì ad assaggiare del porto invecchiato 10, 20 e 40 anni. Se avessimo saputo che non erano proprio dosi da assaggio ma piuttosto bicchieri colmi avremmo abbassato il tiro, ma in compenso abbiamo avuto la scusa per prenderci il pomeriggio con calma. Il locale si chiama Quevedo e si trova in Rua de Santa Marinha 77, a Vila Nova de Gaia. E’ un po’ turistico, come d’altronde tutte le cantine della zona, ma ha di buono che si può stare seduti a sorseggiare il porto quanto si vuole.

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Nel prossimo post vi racconterò del mio posto speciale a Porto!

Link utili :

Taste of Porto Food Tour 
Eating in Lisbon – Purple foodie
Viaggio in portogallo – Ma che Davvero?