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Come fare una corona di Natale

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E’ da diversi mesi che penso a cosa realizzare per Natale. In ottobre, mentre ero su volo transoceanico di rientro in Italia, facevo schizzi del centrotavola che avrei voluto realizzare, immaginandolo con fette di tronco, candele e rami di abete.

Poche settimane dopo ho comprato il mio primo albero di Natale, il primo “da grande”, ed ha preso possesso del soggiorno già da metà novembre. Ed infine il mio Pinterest, che è ormai pieno di ricette natalizie ed idee di menù.

Insomma, il Natale mi affascina e mi rende una fucina di idee, ma questa volta non vi parlerò di qualche nuova ricetta da fare, perchè a dire il vero ultimamente non mi sono dedicata particolarmente alla cucina.

Ho deciso invece di condividere alcuni dei miei Christmas projects, perchè credo che qualunque cosa abbia a che fare con la creatività e soprattutto che mi tenga attaccata al pc a scriverne di domenica sera, si meriti uno spazio su questo blog.

E perchè ho bisogno di segnare una volta per tutte il diametro perfetto della corona di Natale, così l’anno prossimo eviterò di farmi assalire di nuovo dai dubbi.

L’avrete intuito, il primo diy che voglio documentare è proprio la corona di Natale, quella da appendere sulla porta o sul camino, per intenderci. E’ diventata  per me un appuntamento fisso negli ultimi anni, eppure pare che ogni anno io dimentichi come debba farla. Parto puntualmente titubante chiedendomi se non stia facendo qualche pasticcio, se i rami che ho selezionato siano della giusta dimensione e se la base di spugna che ho comprato abbia il diametro giusto. Così ho pensato che era giunto il momento di scriverne una volta per tutte la ricetta in un posto in cui avrei potuto conservarla con cura.

Occorrente
1 spugna floreale ad anello di 25 cm di diametro e con base in plastica (come questa)
forbici da potatura
guanti da giardinaggio
rami di abete
rami di pungitopo
pistola per colla a caldo con ricariche
stecche di cannella
bacche rosse (finte)
fette di arancia secche
pigne mignon leggermente sbiancate
copertura in plastica per il tavolo (opzionale)

Procedimento

1) Come prima cosa bisogna mettere la spugna in ammollo in una bacinella capiente e con abbastanza acqua da poterla ricoprire. Basta immergerla con la base in plastica rivolta verso l’alto e lasciarla in ammollo senza toccarla. In questo modo la spugna assorbirà acqua e rilascerà aria, andando pian piano a fondo.

2) Mentre la spugna è in acqua, se avete come me la fortuna di avere l’abete e il pungitopo in giardino, potete iniziare a raccogliere i rami che vi serviranno per la corona.

20161204_143419 E’ difficile indicare una quantità precisa, a me è servito un cesto di abete e mezzo cesto di pungitopo (inclusi un po’ di scarti), ma dipende anche dalla proporzione con cui volete usare i due tipi di pianta. Se vi rifornite da un fioraio, fatevi consigliare da lui sulla quantità di rami da acquistare. In generale vi serviranno rametti dai 12cm ai 6cm di lunghezza, considerando di utilizzare i più lunghi per la parte più esterna della corona ed i più corti man mano che ci si avvicina alla parte più interna. I rametti con più getti sono comodi perchè fanno più volume e velocizzano il lavoro, mentre i rametti senza altri getti sono ottimi per riempire i buchi. L’ottimale sarebbe avere la giusta quantità di entrambi.

3) Una volta raccolti i rami e con la spugna ben imbevuta, siete pronti per cominciare la corona. Posizionatevi su una superficie spaziosa, perchè occuperete molto spazio. Consiglio anche di proteggere la superficie con una copertura in plastica, che sarà anche più facile da pulire una volta finito.

4) Iniziate con il selezionare i rametti per il primo “strato” della corona, ossia quello più esterno e più vicino alla base. Per questo strato vanno selezionati i rametti più lunghi, considerando di infilare nella spugna circa 1,5-2cm della lunghezza del rametto. Per avete un risultato omogeneo, i rametti di ogni strato dovrebbero essere di lunghezza piuttosto simile.

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Prima di posizionare il rametto, eliminate gli aghi/foglie dalla parte da inserire. E’ utile anche tagliare il rametto in diagonale, in modo da creare una punta che faciliterà l’inserimento.

5) Potete ora iniziare ad inserire i rametti nella spugna, procedendo in senso circolare e posizionandoli ad una vicinanza tale l’uno dall’altro da non creare buchi. Terminato con il primo strato potete iniziare con il secondo e così via.  Il primo strato di rametti deve essere in orizzontale rispetto alla spugna e man mano che proseguite con gli altri strati dovrete seguire la curvatura della spugna ed inserirli a mo’ di ventaglio. La parte più interna sarà la più difficile da riempire, ma non è necessario coprirla tutta. Fermatevi quando tenendo la corona in verticale la spugna non sarà più visibile.

6) A questo punto siete pronti per sbizzarrirvi con le decorazioni. Inserite le bacche rosse a piacere per dare colore. Con la colla a caldo applicate anche le pigne, le fette di mela e di arancia e terminate con i bastoncini di cannella. Se non trovate la decorazione già pronta potete realizzarla voi incollando  sempre con la colla a caldo  3 stecche di cannella e legandole con un fil di ferro (coperto da un nastro a piacere) che vi servirà per fissarle nella spugna.

7) La vostra corona di Natale è finita ed è pronta per essere posizionata dove più vi piace. Le mie in genere durano per almeno 2 settimane.

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Se volete farne più di una, magari da regalare ad amici o parenti, ecco una seconda versione, fatta questa volta solo con rami di abete argentato:

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Curry rice giapponese

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Vi avevo parlato del curry rice giapponese non molto tempo fa nel mio post su cosa mangiare in Giappone. Si tratta di un curry molto più dolce e meno speziato di quello indiano o thailandese, a me piace moltissimo e l’ho mangiato in diverse occasioni. Seguendo il blog della fantastica Nami di Just One Cookbook, ho trovato la sua ricetta e l’ho replicata passa passo (ho fatto solo un paio di piccole modifiche). Se ancora non conoscete il blog di Nami, non ve lo posso consigliare abbastanza, soprattutto se come me siete appassionati di cucina giapponese. Le sue ricette sono sempre perfette!

La preparazione di questo curry è abbastanza lunga, ho passato un pomeriggio intero a pulire verdure, affettarle nel modo giusto, rosolare la carne, schiumare il curry, cuocere il riso… Insomma, serve un po’ di pazienza ma il risultato vi ripagherà della fatica.

Una nota importante va fatta sulla base del curry, quella che viene chiamata curry roux. Il roux è una base per salse e condimenti composta da burro e farina con l’aggiunta in questo caso di un mix di spezie (curcuma, coriandolo, cardamomo, cumino, pepe, chiodi di garofano etc.). In Giappone il roux viene venduto già pronto, sotto forma di tavolette ed in più versioni (mild, mild-hot, hot) ed è comunemente utilizzato dalle famiglie giapponesi per preparare il curry. Ovviamente è possibile anche prepararlo in casa utilizzando il garam masala. Io questa volta ho usato le tavolette della marca B&S mischiando il roux mild e hot-mild. La prossima volta proverò a prepararlo da me seguendo questa ricetta di Nami.

Ingredienti
Per il curry (per 6 persone)
3 cipolle grandi
3 carote
1 patata
8 funghi champignon
900 g manzo (da spezzatino o stufato)
sale qb
pepe in grani da macinare qb
2 cucchiai di farina
2 cucchiai  di olio (1 per il manzo, 1 per le cipolle)
2 cucchiai di burro (1 per il manzo, 1 per le cipolle)
1 o 2 spicchi di aglio
2.5 cm di zenzero fresco
1 cucchiaio di curry in polvere
2 cucchiai di concentrato di pomodoro
2 l di brodo di manzo
200-240gr di curry roux giapponese
2 cucchiai di latte
1 cucchiaio di salsa Worcestershire
¼ di mela (Fuji)

Per il riso bianco
2 tazze (580gr) di riso bianco giapponese (a chicco piccolo, come il Nishiki)
6 ml di acqua

Preparazione 
Tagliare le cipolle a fette sottili. Pulire le carote e tagliarle in diagonale roteandola di un quarto tra ogni taglio (tecnica del “rangiri”).

Pulire la patata, tagliarla a metà dal lato corto e poi in 4. Mettere in ammollo in acqua per 15 minuti.
Pulire i funghi con un pennello per rimuovere ogni residuo di terra e poi affettarli.
Tagliare il manzo a cubetti,  condirlo con sale e pepe e cospargerlo con la farina, in modo che ne sia ben ricoperto.
Scaldare a fuoco alto l’olio e il burro in una padella ed aggiungere il manzo e rosolarlo bene. Se necessario cuocerlo in due mandate.

In una pentola dai bordi alti capiente scaldare il burro a fuoco medio ed aggiungere la cipolla. Aggiungere l’olio d’oliva e mescolare. Dopo 10 minuti aggiungere il sale e stufare le cipolle fino a renderle morbide e traslucide.

Aggiungere l’aglio, lo zezero, il curry in polvere e il concentrato di pomodoro e stufare per altri 2 minuti. A questo punto aggiungere il manzo, le verdure ed il brodo fino a che copra interamente le verdure. Coprire con il coperchio e portare ad ebollizione.

Quando il preparato raggiunge il bollore,  schiumarlo e rimuovere il grasso in eccesso. Continuare la cottura schiumando di tanto in tanto il brodo fino a che le verdure non saranno tenere.

Mettere il roux in una ciotolina e scioglierlo versandoci su il brodo caldo e mescolando. Versare a questo punto il roux dissolto nel brodo e mescolare. Da questo punto in poi sarà importante mescolare di frequente.

Aggiungere il latte e la salsa Worcestershire.  Grattugiare la mela ed aggiungerla al curry. Cuocere ancora senza coperchio su fuoco basso, mescolando di tanto in tanto fino a che il curry diventi più denso. A questo punto togliere dal fuoco e servire con riso bianco.

 

Per il riso bianco (ricetta di JOC)

Mettere il riso in una ciotola e lavarlo con acqua corrente, muovendo le mani in senso circolare e cambiando l’acqua dopo ogni lavaggio. Ripetere questa operazione per 3 o 4 volte. All’ultimo lavaggio l’acqua dovrebbe risultare trasparente.

Dopo averlo lavato e scolato, metterlo nuovamente nella ciotola in ammollo con acqua pulita per 30 minuti. Poi lasciar scolare completamente.
Combinare il riso e l’acqua in una pentola dal fondo spesso, coprire col coperchio e portare a bollore. Per controllare se l’acqua bolle alzare velocemente il coperchio e poi richiudere subito. Dovreste cercare di alzare il coperchio il meno possibile.

Una volta che l’acqua bolle, abbassare il fuoco e cuocere ancora per 12-13 minuti o fino a che l’acqua sarà completamente assorbita.
A questo punto togliere la pentola dal fuoco e lasciar riposare per 10 minuti senza togliere il coperchio. Mischiare delicatamente con una spatola e servire.

Dove mangiare a Dubai

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Sono su un volo di sola andata verso l’Italia, vedo il Burj Khalifa che svetta maestoso sulla città, avvolta come spesso accade da un velo di umida foschia. Ciao Dubai!

E’ stato un anno intenso, emozionate, talvolta difficile in una città strana e surreale che, lo devo ammettere, qualche volta ho detestato e criticato. Ma sì, ci sono stati anche aspetti che ho apprezzato e se penso a ciò che più mi mancherà (escludendo gli affetti), una delle prime cose che mi viene in mente è la possibilità che avevo di mangiare ogni giorno qualcosa di nuovo.

Il panorama culinario di Dubai è stato per me davvero entusiasmante per varietà sia di cucine che di prezzi. Nell’immaginario comune è una città vip e costosissima (e in gran parte è vero), ma la realtà è un po’ più complessa di quel che si crede: il divario sociale è molto ampio e la ricchezza è mal distribuita. Il risultato è che esistono ristoranti chic e proibitivi, ristoranti di fascia media e ristorantini spartani ed economicissimi, dei veri e proprio hole in the wall in cui si mangia con pochi Dirham.

Inoltre, se pensate che gli emiratini rappresentano meno del 20% della popolazione mentre il restante 80% è composto da stranieri, viene facile anche capire come la varietà di cucine sia possibile.

La maggior parte degli abitanti di Dubai proviene da India, Pakistan, Bangladesh, Filippine, Egitto e altri paesi del Nord Africa e Medio Oriente. Va da sé che le cucine di questi paesi sono molto ben rappresentate. Esistono infatti una quantità spropositata di ristoranti indiani di vario genere, pakistani, iraniani, libanesi, egiziani, afgani ma anche yemeniti e palestinesi.

Non mancano poi nemmeno ristoranti giapponesi, italiani, messicani, brasiliani, coreani, taiwanesi, francesi, cinesi, thailandesi, indonesiani, malesi, nepalesi…e potrei citarne ancora.

La cucina emiratina per contro non è molto ben rappresentata, nel senso che i ristoranti emiratini autentici sono pochi e la maggior parte degli altri più commerciali propone una cucina che ha ormai assorbito moltissimi piatti della tradizione levantina (per esempio  tabulleh, babaganoush, fattoush) che però non sono propriamente emiratini.

In un anno ho avuto modo di assaggiare un sacco di cose diverse e provare svariati ristoranti e me ne torno a casa con il mio personalissimo “The best of”: un elenco di tutti i posti in cui ho mangiato, in cui avrei piacere di ritornare o che consiglierei a chi mi chiedesse un suggerimento.

Dunque, ecco qui alcuni dei miei ristoranti preferiti di Dubai!

 

Bu Qtair

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Una vera e propria istituzione a Dubai. Fino ad una manciata di mesi fa si trattava di un minuscolo baracchino a due passi dal Burj Al Arab. Il cibo ordinato veniva consegnato da una finestrella in piatti di plastica. Le posate le fornivano solo su richiesta e si mangiava alla bene e meglio nello spiazzo davanti al baracchino o nella più vicina panchina. Da poco si è trasferito in un edificio basso dall’altro lato della strada, decisamente più ampio con una sala interna e un cortile esterno con tavoli e sedie. Qui si mangia solo il pesce fresco del giorno. La cucina è a vista e quando andate ad ordinare potete vedere che pesce c’è e scegliere quale farvi cuocere. Viene marinato in una salsa speziata e poi fritto e potete scegliere di accompagnarlo con riso bianco e curry (consigliato). Vale la pena di provare anche i gamberetti.

Per 2 persone incluse bibite abbiamo speso 155Dhs.

 

Al Amoor

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Questo era il nostro ristorante egiziano preferito, uno dei primi in cui sono stata. Consigliatissime le falafel da ordinare assieme agli svariati contorni per assemblare da soli il vostro sandwich. Qui il pane è molto buono perchè viene cotto al momento ed è quindi freschissimo. Come dolce consiglio la custard pie (ma non fateci mettere su lo zucchero a velo altrimenti diventa dolcissima).

E’ a qualche centinaio di metri a piedi dal Mall of the Emirates, uno dei centri commerciali più famosi di Dubai. Fa consegne a domicilio, ma meglio mangiare le cose calde al ristorante.

Per due persone incluse bibite abbiamo speso 50Dhs.

 

Al Damyati & Iskandaron Restaurant 

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Altro indirizzo per le falafel, tra tutte quelle che ho mangiato queste sono forse le mie preferite perchè la panatura è super croccante e per questo mi piaceva mangiarle senza pane, intinte solo in un po’ di salsa tahini. Ottimo anche l’hummus. Non ricordo esattamente la spesa, ma veramente irrisoria. Non più di 60Dhs

 

Qwaider Al Nabulsi

Ultimo indirizzo, lo prometto, per le falafel. Questo è un negozietto palestinese, si trova all’angolo di Murraqqabat Street e fa solo falafel, le frigge dalla mattina alla sera. Potete prendere un sandwich al volo oppure sedervi all’esterno e gustarle con calma con tutti i vari contorni e salse. Consiglio di provare le Falafel mahshi (falafel di ceci ripiene di shatta, una pasta di peperoncino, sumac, cipolle e spezie).

n.d.r.: il tema su quale sia l’origine delle falafel è sempre caldissimo, diversi sono quelli che se ne litigano la paternità (israeliani, palestinesi, egiziani…). Ci hanno insegnato che per evitare incidenti diplomatici è meglio evitare discussioni sull’argomento :).

 

Aroos Damascus

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Questo è un buon indirizzo per assaggiare la kunafa, un dolce tipico di molti paesi arabi e del medio oriente. Anche qui l’origine è parecchio dibattuta. Le versioni sono molte, la più accreditata vuole che sia un dolce della Turchia ma sia stato realizzato nella versione attuale in Palestina, non a caso viene chiamata anche Kunafe Nabulsia, perchè appunto tipica di Nablus.

Il ripieno è fatto con il formaggio Akawi oppure con Nabulsi. Sono dei formaggi delicati a base di latte di pecora e talvolta capra, che in cottura si ammorbidiscono mantenendo però la forma. Una possibile variante per il ripieno è una crema morbida a base di latte e farina di riso, che resta più morbida.

L’ involucro è fatto di pasta kataifi spezzettata e spesso colorata di arancione con un colorante in polvere che si trova molto facilmente nei mercati nel Medio Oriente. Le Kunafa con questo tipo di copertura si chiamano khishneh. C’è poi anche la variante morbida ricoperta di semolino oppure mista semolino e kataifi (secondo me la migliore è quella con solo kataifi!). Viene preparata in delle teglie rotonde e molto grandi, con una quantità spropositata di burro chiarificato. Il tutto viene poi guarnito con sciroppo di zucchero. Vi dico solo che un pezzo di kunafa ha quasi 1.000 calorie…però vale la pena fare almeno un assaggino :)

Ho avuto la fortuna di assistere alla preparazione della kunafa proprio nelle cucine di Aroos Damascus e per questo ve lo consiglio. Non è molto comune che venga preparata direttamente dal ristorante, in genere viene prodotta industrialmente e i ristoranti che la vendono la cuociono/scaldano soltanto. Anche questo rientra tra i ristoranti low budget.

 

Feras

Altro locale consigliato per la kunafa, anche qui molto buona. Ma non solo, da Feras potete fare anche un assaggio di shawarma che sì, assomiglia al kebab ma non è esattamente la stessa cosa. La carne è sempre marinata e cotta allo spiedo come il kebab, ma in genere è solo di un tipo (pollo, manzo, tacchino). Feras fa anche consegne a domicilio ed è economicissimo. Uno shawarma sandwich costa appena 8Dhs mentre la kunafa ne costa 13Dhs.

 

 

Samadi Sweets

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Per concludere con i dolci vi segnalo questo laboratorio che si trova nella parte “vecchia” di Dubai. Hanno un’assortimento di baklave ed altri dolcetti tipici incredibile. Qui ho assaggiato i barazik (biscottini al sesamo), i Ma’amoul (dei biscottini speziati ai datteri, ma esistono anche con noci e con pistacchi) il Bukaj a base di pistacchi, i broma ai pistacchi e anacardi, i Shoaybiat ripieni di crema e infine i Karabij accompagnati da crema di saponaria (soapwort cream). La saponaria è una pianta che appartiene alla famiglia delle Caryophyllaceae dalle cui radici si ottiene questa spuma bianchissima, che a vedersi sembra meringa e che ha un inconfondibile aroma floreale. E’ stato un assaggio davvero interessante!

 

Sarvana Bhojan Shala

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A questo ristorante sono particolarmente affezionata, avendolo vicino casa eravamo diventati ormai clienti abituali. Si tratta di un ristorante indiano vegetariano che fa cucina del sud dell’India. Qui ho mangiato dei dosa favolosi, oltre ai curry (il mio preferito era l’aloo gobi masala) ed un fantastico mango lassi. Il branch in cui sono sempre andata è quello di Dubai Marina vicino la moschea, è sempre frequentatissimo da famiglie indiane. Fa consegne a domicilio.

Per due persone incluse bibite abbiamo speso 150Dhs.

 

Al Tawasol

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Questo ristorante ad Al Rigga ve lo consiglio se volete provare dei tipici piatti emiratini. Dall’esterno è abbastanza anonimo, ed in realtà lo è anche un po’ all’interno. Però la cosa bella è che è davvero tipico, ci sono solo un paio di tavoli veri e propri, poi la sala è divisa in una sorta di alcove, i pavimenti sono ricoperti da tappeti e cuscini e si mangia seduti per terra. Quando il cibo è pronto i camerieri srotolano una specie di tovaglia di plastica al centro della saletta e vi poggiano sopra il cibo. Ci si passa i vassoi di cibo e ci si serve da soli e, come da tradizione, si mangia con le mani (solo con la mano destra). Qui ho provato alcuni piatti emiratini tipici, come l’harees, un porridge di grano e carne dal sapore forte e dalla consistenza un po’ cremosa…un piatto sostanzioso della tradizione che sono contenta di aver provato ma me ne è bastato un assaggio. Poi Emirati Chicken Machboos, pollo cotto in un mix di spezie chiamato bezar e riso, ed infine il mio piatto preferito in assoluto, il Laham Salona, carne di agnello stufata e tenerissima cotta con un mix di spezie emiratine. Il tutto è stato seguito dal Laban, una bevanda rinfrescante di latte fermentato.

Anche qui i prezzi sono molto contenuti, in 2 si spendono 110 – 120dhs

 

Origami

Origami è un ristorante fusion giapponese che si trova al Souq al Fishing Harbour di Umm Suqeim. Il modo in cui l’ho scoperto è stato abbastanza fortuito. Ero a mangiare da Bu Qtair che è proprio a due passi e l’orecchio mi è andato ai discorsi del tavolo dei vicini, che dicevano “On that side of the road there is one of the best Japanese in town”. Che faccio quindi, una chance non gliela do? :)

Premetto che io in genere non amo le cucine fusion e non so giudicare se questo sia davvero il miglior ristorante giapponese di Dubai, ma devo dire che ci è piaciuto parecchio. Sono specializzati in maki, quindi vi consiglio di andarci senza aspettarvi grande varietà nel menù. I must try sono il salmon katsu, che ha una panatura croccante e leggera favolosa, e per quanto riguarda i maki il “vulcano”. Buoni anche i rock shrimps!

Ultima nota per la location. L’interno del locale è piccolino (ma ha di bello che gli chef rollano maki a vista), la cosa più bella secondo me è mangiare all’esterno, sul terrazzo con vista sul porticciolo dei pescatori. Bellissimo di giorno quando il sole e le temperature sono ancora gradevoli.

E’ costosetto, considerate una spesa di circa 300dhs in due.

 

Pots Pans & Boards

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Questo ristorante è stata una scoperta degli ultimi giorni. Si trova a The Beach a JBR e, anche se generalmente cercavo di evitare ristoranti in quella zona, questo mi aveva particolarmente ispirato. Dopo esserci andata ho scoperto che il mio istinto ci aveva visto giusto. Pots Pans & Boards infatti è dello chef inglese Tom Aikens, 2 stelle Michelin. Chiarisco che non c’è lui in cucina, ma ne cura il menù e immagino ne abbia selezionato anche i cuochi. Ad ogni modo il cibo è favoloso. Sogno ancora la loro apple pie calda, la crab cake e l’hummus di patate dolci con polvere di carbone. Se volete spendere qualcosa in più e fare una cena un po’ più ricercata, è un must! E poi The Beach è una zona carina e rilassante per passeggiare sia di giorno che di sera (temperature permettendo).

Per due persone abbiamo speso circa 500dhs, ma il prezzo può variare sensibilmente in base a ciò che ordinate.

 

Mythos

E’ un ristorante greco in zona JLT, nascosto all’interno dell’ Armada BlueBay Hotel. L’atmosfera è bella e rilassata, l’arredamento curato ed armonioso, è uno dei pochi posti in cui per una serata mi sono sentita in Europa. Sarà forse perchè servono alcool? :)

Il cibo è molto buono e c’è la possibilità di mangiare all’esterno, anche se di fatto si è chiusi in un recinto. I locali che servono alcool sono sempre nascosti dagli sguardi esterni o coperti da barricate.

Qui considerate una spesa di circa 250dhs in due, ma dipende un po’ dai piatti e se bevete alcool.

 

Texas Roadhouse

La Texas Roadhouse è stato uno dei primi ristoranti in cui mi hanno portato. Si trova al Dubai Mall, nello spiazzo circostante le famose fontane. La carne è molto buona, tenera e saporita, il servizio rapido e la location degna di nota. Vi consiglio di andarci a cena e una volta finito aspettare lo spettacolo delle fontane, che c’è la sera ogni 30 minuti ed è veramente suggestivo. Vi consiglio assolutamente di ordinare la rib-eye…tenerissima!!

Il costo è di circa 250Dhs in due.

 

Qualche altro indirizzo in breve:

Baker & Spice: andate per colazione e mangiate la loro granola homemade con fruit compote. Me la sogno ancora!

Tortuga: buon ristorante messicano a Medinat Jumeirah e location molto romantica. L’ho scelto per il mio Farewell party. Serve alcool.

Yamanote bakery: una pasticceria giapponese che ha diverse sedi. La trovate nel Dubai Mall e potete approfittare per assaggiare qualche dolcetto in stile nipponico. Buona la chiffon cake.

Zaroob: un ristorante che fa cucina medio orientale molto carino. L’arredamento è particolarissimo e fanno dei succhi e centrifugati da frutta fresca al momento molto buoni.

Nola: E’ di fianco a Mythos e qui ho mangiato una chevice tra le più buone mai provate. Ve lo segnalo però anche come locale dove andare per un dopocena perchè l’ambiente è carino e anche qui potete prendere un drink. L’unica cosa fastidiosa è il fumo all’interno.

The Counter: Build your own burger! così funziona dal The Counter; puoi costruirti il tuo burger, scegliere che tipo di pane, la quantità di carne (c’è anche opzione veg) e tutti i vari condimenti (formaggi, verdure, salse ecc). Dopo aver provato diversi burger in città abbiamo concluso che questo è il migliore. Io sono andata al branch di JBR, ma ce n’è uno anche dentro al Dubai Mall e pare che sia il più buono in assoluto.

 

Altre info sparse…

– E’ molto comune che i vari ristoranti abbiano più branch sparse per la città. Qui bisogna fare un po’ di attenzione perchè non tutte le filiali hanno lo stesso livello di cucina. Vi consiglio di dare sempre prima un’occhiata su Zomato.

– a Dubai è abbastanza difficile trovare un buon espresso. Al momento dell’ordine vi chiederanno sempre “single or double” e anche se dite “single” ve ne porteranno uno piuttosto lungo. Se avete voglia di un buon espresso con Starbucks dovreste andare abbastanza sul sicuro. In generale un espresso a Dubai costera 15 – 16 Dhs.

– Siccome negli UAE l’alcool è vietato, i locali si sbizzarriscono con succhi, centrifugati, smoothies. Se vi sedete a bere qualcosa vi consiglio assolutamente di provare un Lemon Mint, ma suggerisco di chiedere “sugar on the side” perchè a volte esagerano e diventa dolcissimo. In questo modo vi porteranno una brocchetta con sciroppo di zucchero e potrete aggiustarlo voi secondo i vostri gusti. Vi consiglio anche di provare qualche drink a base di cetriolo, per me sono stati una bella scoperta.

– Tema alcool. Come detto negli UAE l’alcool è vietato in quanto paese mussulmano. In genere i ristoranti e locali sono quindi alcool free, fatta eccezione per quelli che sono dentro gli hotel o nello stesso building e poche altre eccezioni (come lo Yatch Club di Dubai Marina). Di conseguenza l’alcool a Dubai è costo. Alcuni locali fanno l’happy hour con birre a prezzo scontato. Per segnalarne alcuni: Yatch club (dalle 18.00 alle 20.00 birra a 25 Dhs), Shades all’interno dell’hotel The Adress in Dubai Marina, (birra 2 x 1 dall 17.00 alle 19.00 al costo di 45Dhs), poi c’è il già citato Nola a JLT e diversi altri, basta cercare un po’. Per la sera suggerisco una passeggiata a Medinath Jumeirah, per stare almeno all’aperto, ci sono tanti locali tra cui poter scegliere. Qui tra gli altri c’è anche il Belgian Café con ottime birre belghe (ma il cibo è pessimo. Bere, ma non mangiare!).

– Tema pizza. In un anno avrò mangiato pasta in tutto 2 volte, ma la pizza…quella per me è irrinunciabile. Se durante la vostra permanenza vi viene voglia di pizza buona, vi consiglio questi ristoranti: Cucina Mia (JBR), 800 degrees (dentro al Mall of the Emirates, ma limitatevi a condimenti semplici perchè alcuni toppings non sono di gran fattura), Margherita (JBR – questa la suggerisce il fidato  gruppo del pizza tasting ancora negli UAE 😉 ), Fratelli La Bufala (The Beach, JBR)

– All’incirca da inizio novembre a fine aprile si tengono in città un paio di Farmers Markets molto carini. In particolare vi consiglio di andare al Ripe Market che si tiene ogni venerdì mattina all’interno dello Zabel Park. L’ingresso al parco costa 5 Dhs e vi troverete in un vivace mercato pieno di bancarelle e food trucks che vendono i cibi più svariati. Portate un telo e potete fare un piacevolissimo picnic!